L’inverno demografico piomba su Siracusa, i decessi quasi il doppio delle nascite

L’inverno demografico non risparmia Siracusa. “Anche da noi ha raggiunto dimensioni da allarme rosso”, dice il presidente dell’Osservatorio Civico Salvo Sorbello. Il dato in effetti è netto. La popolazione di Siracusa continua a diminuire (al primo gennaio 2024 116.247 abitanti) e lo scorso anno sono nati soltanto 665 bambini (336 i maschi e 329 le femmine) mentre sono state registrate 1.266 morti. Il saldo è negativo: -601.
Anche la popolazione della provincia cala ancora, arrivando a 382.690 persone, con una forte diminuzione rispetto alle 404 mila di qualche anno fa. In tutta provincia sono nati 2460 bambini (1191 femmine, 1269 maschi), mentre i morti sono stati 4424, con un saldo naturale negativo di circa 2mila persone.
“Mettere al mondo un figlio oggi è una scelta che non ha nulla di scontato – rileva Salvo Sorbello – certo, ci sono le oggettive condizioni di incertezza economica dei giovani rispetto a lavoro, casa, futuro, ci sono la mancanza di servizi, la penalizzazione che scontano le madri lavoratrici e l’inadeguatezza delle politiche di sostegno. Ma tutto ciò non basta a spiegare la drammatica situazione odierna. Fare un figlio – precisa – deve sempre essere una libertà, non certo un obbligo. Ma chi un figlio lo desidera, deve avere la libertà di poterlo fare. Oggi invece, anche nella nostra realtà locale, chi i figli li vuole non è libero di farli, perché fare un figlio è la seconda causa di povertà, dopo la perdita del lavoro”.
L’indagine che quantifica la propensione al risparmio delle famiglie piazza la provincia di Siracusa all’ultimo posto in Italia. “Le nostre famiglie hanno potuto risparmiare solo il 4,6% del loro reddito, evidenziando in tal modo una situazione di maggiore difficoltà nel mettere da parte risorse per il futuro. La situazione economica generale è preoccupante e quella a livello locale, con la crisi del petrolchimico, lo è ancora di più. Mancano investimenti in alto valore aggiunto, si continua a procedere con interventi tampone, che fanno poco per la riqualificazione produttiva del nostro territorio nel lungo periodo”, l’analisi di Sorbello. Contemporaneamente, manca la costruzione del capitale umano: “siamo da decenni esportatori di cervelli e rischiamo così di trasformarci in una terra di turismo e pensionati”.